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Web 2.0: i saperi fanno conoscenza. Incontro con Luca De Biase

In uno dei suoi libri, La natura della tecnologia (Codice Edizioni, Torino 2011), Brian Arthur sostiene che, a differenza di quello che si tende a pensare, la tecnologia non è una parte dell’economia ma, al contrario, è lei stessa a determinare il contesto economico entro cui poi noi agiamo sul piano sociale. La tecnologia, quindi, non è solo un semplice strumento, ma si presenta come un ineludibile ‘costruttore’ di contesti. Questa considerazione vale sicuramente per quanto riguarda i processi di apprendimento, soprattutto se ci riferiamo ai ‘nativi digitali’. Per loro, i giovani cresciuti nella rete, Win Venn, dell’Università olandese di Deft, ha introdotto il neologismo di ‘homo zappiens’, inserendo le protesi tecnologiche quali elementi oramai inscindibili nella nostra evoluzione umana. Partendo da queste osservazioni, il primo approfondimento con Luca De Biase è stato proprio quello di capire quale possa essere il cambiamento di contesto per un progetto che, partendo dalla forma di rivista cartacea, si è aperto a scenari sicuramente più complessi come quelli offerti dalla rete. In questo senso, cambiando il contesto, cambia anche il modo di rapportarsi con il pubblico, dal momento in cui i contenuti, anche se di nicchia, diventano patrimonio comune non solo condiviso ma spesso ‘rimesso’ in rete attraverso partecipazione e interazione. È la periferia che si fa centro, proprio perché si possono mettere in rete le persone: tutto questo grazie alla tecnologia e, appunto, alla sua capacità di creare nuovi contesti. Del valore dei contenuti si è poi parlato nei termini dell’effetto che possono avere, a seconda delle realtà a cui si riferiscono. In situazioni come quelle dell’esperienza referendaria in Italia, delle primavere arabe nel Maghreb e nel Mashrek o delle ultime elezioni in Russia, la rete esprime sul piano della comunicazione di massa un fatto positivo che porta a una mobilitazione con conseguenze anche rilevanti per i sistemi politici chiusi e autoritari, ma ci sono altre situazioni che presentano, sul piano della differenziazione del pensiero, il problema inverso, quello cioè della tendenziale omologazione di chi la rete la usa. La realtà restituita dai tag è veramente libera o ci costringe a muoversi su binari che, contrariamente alla logica stessa della rete, impediscono una visione aperta e indipendente del mondo in cui viviamo? L’ultima riflessione ha riguardato il ‘digital divide’. Le tante opportunità considerate devono comunque tenere conto dell’ancora bassa percentuale di popolazione mondiale connessa alla rete, che nel 2011 è di poco superiore a 1,6 miliardi sui 7 miliardi complessivi. La questione dell’accesso alla rete è diventata una questione che riguarda i diritti individuali della persona: in Finlandia la banda larga è diventata un diritto riconosciuto dalla legge e in Italia c’è chi, come Stefano Rodotà, propone un articolo bis della nostra Costituzione: «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale». Per quanto possiamo confidare in un futuro dove tutti saranno connessi, nel frattempo quali sono gli effetti della divisione tra chi può accedere alle opportunità offerte dal sistema e chi ne è escluso o, addirittura, quel sistema subisce?

L'incontro con Luca De Biase si è tenuto a Udine il 14 dicembre 2011 presso lo spazio espositivo del 'Visionario' in occasione della presentazione del sito di Multiverso. All'incontro, dal titolo La conoscenza nell'era digitale. L'esperienza di Multiversoweb: una piattaforma sulla complessità, hanno partecipato Giovanna Cosenza, Alberto Felice De Toni e Davide Zoletto.

LUCA DE BIASE

Luca De Biase, giornalista, è caporedattore del Sole 24ore con la responsabilità della sezione 'Nòva' dedicata all'innovazione. Tiene un corso di Knowledge Management all'università di Pisa e un corso di giornalismo al master Comunicazione della scienza alla Sissa di Trieste.